Tra Marcegaglia e Lady Spread
Lo spread sui Btp è tornato a salire verso quota 400. La causa principale non sta nel fatto che l’economia italiana è entrata in una recessione già messa nero su bianco quando fu varata la manovra rigorista del decreto salva Italia. Il punto è che, da quando lo spread era sceso verso quota 300 (due settimane fa), sono sopraggiunte le critiche al disegno del governo sulla riforma del lavoro, con la richiesta di non farne nulla.

Lo spread sui Btp è tornato a salire verso quota 400. La causa principale non sta nel fatto che l’economia italiana è entrata in una recessione già messa nero su bianco quando fu varata la manovra rigorista del decreto salva Italia. Il punto è che, da quando lo spread era sceso verso quota 300 (due settimane fa), sono sopraggiunte le critiche al disegno del governo sulla riforma del lavoro, con la richiesta di non farne nulla. Si è diffusa la sensazione che la coesione nazionale sia venuta meno. Ciò mette in dubbio la manovra verso il pareggio di bilancio, e proprio nella sua fase più delicata. Non si tratta tanto delle perplessità emerse nella coalizione parlamentare, quanto dello strappo di Emma Marcegaglia che sta agitando una campagna polemica contro il governo, con argomenti che in gran parte si ritorcono contro la politica da lei stessa svolta alla presidenza di Confindustria, inizialmente attiva fra i principali sponsor dell’esecutivo tecnico. E’ vero che il disegno di legge di riforma del lavoro non è abbastanza incisivo sull’articolo 18. Comporta, però, una svolta di indirizzo. E se l’articolo 8 del decreto di agosto, che Confindustria ha sterilizzato d’intesa con i sindacati, tornasse in vigore, troverebbero soluzione gran parte dei problemi interpretativi che la Marcegaglia lamenta sulla flessibilità in uscita. Quanto all’eccesso di fiscalità, è stata Confindustria a sponsorizzare i vari tributi mini patrimoniali.
Le preoccupazioni sui nuovi ostacoli alla flessibilità in entrata, in relazione alla presunzione di illegittimità delle partite Iva degli autonomi e ai contratti a termine, sono più che fondate, ma anche tardive. Sino ad ora Confindustria era per la contrattazione nazionale accentrata. Il suo ingresso nel club dei sostenitori dei cento fiori contrattuali aiuterà il Parlamento a modificare queste norme, peraltro varando in fretta la riforma. L’emergenza non è finita. Monti non è la Thatcher, ma è pur sempre il Preside. E gli analisti finanziari, in gran parte, si formano i giudizi sull’Italia leggendo ciò che dicono le fonti italiane che essi considerano più autorevoli, come Confindustria coi suoi economisti bocconiani. Non vorremmo che Emma Marcegaglia si tramutasse in Lady Spread.